27 July 2014

l'Italia ha gia' fatto la riforma del lavoro nel 2003

L'europa ci chiede di fare la riforma del lavoro per diventare piu' competitivi, dobbiamo dare flessibilta' al lavoro. Alcuni dicono che farla ora sarebbe troppo tardi, ormai  L'Italia ha perso il treno della competitivita', in quanto la Germania la riforma del lavoro l'ha gia' fatta nel 2004 detta Riforma Hartz.

Ma non e' vero, l'Italia ha gia' fatto la riforma del lavoro nel 2003 detta legge Biagi.

Marco Biagi, fu il giuslavorita che propose la legge che riformo' ampiamente il mercato del lavoro in Italia e per questo le Brigate Rosse lo assassinarono un anno prima della approvazione della sua legge.

La legge fu ripresa da Maroni ed approvata dal governo Berlusconi II. 

In buona sostanza Marco Biagi nella sua legge voleva replicare il mercato del lavoro anglo-sassone, dove il datore di lavoro puo' licenziare il dipendente senza dare nessun valido motivo ma d'altra parte la stato si impegna a sostenere il lavoratore disoccupato tramite dei benefits e dei corsi di formazione professionale.

La legge di Biagi venne applicata da Maroni solo per meta', ossia si e' reso il mercato del lavoro flessibile ma non si sono implementati quei benefits forniti dallo stato per sostenere i disoccupati.

La legge Biagi/Maroni introduce i contratti a progetto, con il quale il lavoratore  in pratica perde ogni forma di diritto, perdendo completamente le ferie, la malattia, i permessi, la maternità (in questo caso conclude il contratto e puoi essere licenziata al rientro), persino i versamenti pensionistici non hanno lo stesso valore di un eguale lavoratore a tempo indeterminato.

Si pensava che aumentando la flessibilita' del lavoro si avrebbe diminuito il tasso di disoccupazione, in realta' non ha avuto gli effetti desiderati, in quanto la disoccupazione, sopratutto giovanile e' la piu' alta dal dopo guerra.

Ma la cosa ancora piu' allarmante e' che ha prodotto un esercito di precari che non riescono nemmeno a farsi una famiglia, in quanto non avendo nessun diritto come lavoratore non riescono ad avere accesso al credito per acquistare, per esempio una casa.

La flessibilta' del lavoro e' stata applicata ai lavoratori a tempo determinato e ha avuto delle conseguenze disastrose, cosa ci fa pensare che se applicata anche nel caso dei lavoratori a tempo inderminato aumentera' la crescita' ecomomica e diminuira' il tasso di disoccupazione?


Posted by: Luca Boscolo



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Ho estratto la lista dei Top Italian Scientists in economia http://www.topitalianscientists.org/top_italian_scientists.aspx e ho mandato loro un email chiedendo quali fossero le idee per la crescita economica. Mi hanno risposto quasi tutti. Le loro idee sono state in ordine sparso e non di importanza: lotta alla corruzione e alla criminalita' organizzata, promuovere la meritocrazia, investire nella ricerca, ristrutturare il debito pubblico, digitalizzare la pubblica amministrazione, ridurre le tasse, combattere l'evasione fiscale, cancellare articolo 18 dello statuto dei lavoratori per incrementare la produttivita' ed altri, non vi voglio annoiare...comunque nessuno ha messo in discussione l'euro. Strano no? Per carita' sono tutte soluzioni condivisibili ma i cui risultati si potranno vedere fra qualche generazione ammesso che nel frattempo non succeda niente di diverso da far cambiare i criteri di confronto per vedere la differenza. Una riforma a costo zero e di immediato impatto ci sarebbe e sarebbe quella di rendere ultra severe le pene per i corrotti e gli evasori fiscali. Togliere la prescrizione in modo da non dare una possibilita' di scampo.
Posted by: Luca Boscolo | 7/28/2014 4:17:42 PM

la riforma Biagi è stata l'inizio della fine, la "ruota del mulino" ha cominciato ad incepparsi proprio lì, in questi anni milioni di lavoratori dipendenti del settore privato hanno visto calare drammaticamente il proprio reddito, sfortunatamente erano questi lavoratori dipendenti che pagavano il grosso delle tasse e dei contributi sociali, dalla ritenuta d'acconto sullo stipendio non scappava nessuno, così sono calate drasticamente le entrate fiscali ed è andato in crisi il sistema pensionistico, l'Italia ha "problemi strutturali", cosa nota, poi quando chiedi cosa sono i "problemi strutturali" l'argomento è tabù, prova ne sia che quando chiedi ad esempio ad un medico (posto garantito, in USA no, guadagna 10 volte più che in USA) oppure ad un notaio (posto ereditario, in USA no, guadagna 100 volte più che in USA) oppure ad un giudice (posto garantito e quasi ereditario, in USA no, guadagna 50 volte più che in USA), ti risponderanno seri seri che il maggior "problema strutturale" è la rigidità del lavoro dipendente degli addetti all'industria, quindi occorre più flessibilità, ma ormai cosa puoi ancora spremere dal lavoro dipendente di questi settori, i contratti a termine da un anno a 800 euro devono diventare da 6 mesi a 600 euro? avete visto il drammatico calo della qualità nelle aziende che usano personale di questo tipo? e quale risparmio puoi avere se ogni anno devi fare sempre nuovi corsi di formazione per personale che dopo un anno cambia? però le aziende italiane ci sono dovute cascare tutte, costrette dal cuneo fiscale che non ti consente di pagare stipendi decenti a lavoratori stabili, il crollo della qualità industriale italiana rispetto a quella tedesca l'avete vissuto tutti, i "problemi strutturali" in Italia sono 2 milioni di persone che vivono di politica ed un centinaio di lobbies che tutelano altrettante classi sociali ad alto reddito garantito, che in questi anni hanno invece aumentato di molto i loro redditi, in pratica quanto tolto ai lavoratori dipendenti dell'industria è finito a loro, sfortunatamente la maggior parte di queste classi sociali non producono nulla, sono tutte nei servizi o nell'amministrazione, sono le cosiddette "classi burocratico-parassitarie" che in un'economia sana contano per il 20-30% dei redditi globali, qui in Italia ormai siamo ben oltre il 50%, poi per tre quarti sono lavoratori autonomi che pagano poche tasse e contributi ed i controlli fiscali servono a poco, ora siamo alla frutta, la ruota del mulino non gira più perchè l'acqua è poca e stagnante, è tutta ferma in pozzaghere e stagni a monte e non scorre più a valle, il problema dell'euro è lo stesso della cattiva distribuzione dei redditi italiani, se la Germania ha impoverito i paesi vicini al punto che non hanno più gli euro per comprare i prodotti tedeschi e quindi la stessa Germania ora è andata in crisi, in Italia succede che le classi sociali più deboli ormai sono così impoverite che non possono più usufruire dei servizi erogati dalle classi sociali garantite, quindi anche commercialista, medico, notaio, avvocato, giudice restano senza lavoro, significativo il calo delle cause civili, per far rinunciare a litigare in tribunale agli italiani bisogna proprio che non abbiano più un centesimo in tasca, se modifichi la distribuzione dei redditi in modo apicale, anche tutto il resto si modifica in modo conforme, soprattutto la struttura sociale e la produttività industriale, hanno avuto la pretesa di ricreare una distribuzione dei redditi da repubblica delle banane o da paese BRIC (Brasile, Cina , India) mantenendo però una pressione fiscale da stato welfare occidentale per pagare una burocrazia ridondante e mantenere le classi sociali garantite, non esiste
Posted by: stefano branchi | 7/28/2014 10:41:11 AM

Viene preso come modello la Germania che ha il tasso di disoccupazione del 6%. Ma molti non dicono che in quel 6% ci sono i mini-job nei quali le persone guadagnano solo 500 euro al mese. Ma poi dico non esistono dei diritti? il lavoro è un diritto, al contrario si preferisce fare quello che vuole la grande finanza che mira a smantellare lo stato sociale e i diritti dei lavoratori.
Posted by: Marco | 7/27/2014 8:52:46 PM

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